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Arrendo tutto

Questa canzone che pubblico qua sotto è un mantra che si usa spesso in Sahaja Yoga, in quanto insegnato da Shri Mataji Nirmala Devi, negli anni ’80, ed è molto utile per il nostro Agnya chakra, specialmente la parte destra (che ricordiamo si trova nell’emisfero sinistro della testa), corrispondente all’Ego. Questi mantra sono stati insegnati direttamente da Buddha (per questo agiscono proprio sull’Agnya destro, dov’Egli è la Deità preposta). Sono quindi molto conosciuti nel Buddhismo, dove possono essere recitati in maniera meccanica e poco utile, ma è necessario capirne il vero significato sottile.

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Conversare con le vibrazioni

Quando la Kundalini raggiunge il Sahsrara, i petali del loto si aprono e ha luogo l’illuminazione (samadhi). Potete sentire una pulsazione potente sul cranio, seguita da una sensazione di scioglimento e un flusso di vibrazioni fresche dall’area della fontanella. Questo è il battesimo attraverso il quale sapete che siete davvero nati una seconda volta.

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Il discorso della settimana – Shri Saraswati (II)

(continua da qui…)

Shri Saraswati

Shri Saraswati, colei che ha le qualità che risiedono nel nostro Swadhistan Chakra

Di questo amore di cui parliamo, il grande amore di Dio, abbiamo la assoluta conferma attraverso le vibrazioni. La gente non ha vibrazioni, ma può sentirle in modo del tutto inconscio. Tutti i grandi dipinti del mondo posseggono vibrazioni. Tutte le grandi opere d’arte del mondo hanno delle vibrazioni. Solamente quelli dotati di vibrazioni sono stati mantenuti dal tempo, tutte le altre cose, sono invece state distrutte.

Devono essere stati creati, tanto tempo fa, monumenti, statue ed altre cose, alquanto orribili. Sono stati, però, tutti distrutti dalla natura, non avendo potuto subire l’impatto del Kala – il potere distruttivo del tempo. E così tutto ciò che sorregge, nutre e nobilita, viene da questo senso di amore che è molto sviluppato nel nostro intimo ma che c’è anche in quello di altri che non sono ancora realizzati. In definitiva, il mondo intero deve comprendere che bisogna giungere fino a quell’estremo amore di Dio, altrimenti nulla ha significato.

Avrete invece notato come, nelle arti, si ricorra a metodi diversi per attirare la gente, usando mediocrità e pura volgarità, solo per far credere che una cosa sia arte. Tutte queste cose però, sono destinate a scomparire. Non possono reggere l’impatto del tempo, come vi ho già spiegato. Devono scomparire e potete già vedere un risultato nel cambiamento che si sta operando dappertutto, persino in Occidente.

Non è necessario, quindi provare tanta delusione per il mondo occidentale ed affermare che è diventato una terra arida. (…) Ma l’unica cosa che hanno dimenticato è che si tratta di una Dea. Dio è Colui che dà, ma tutto viene trasmesso dalla Dea. Questo è ciò che hanno dimenticato ed è anche l’origine di tutti i problemi. Se lo Spirito non esiste nel vostro imparare, se non viene dalla sorgente della dea quello che apprendete, allora tutto è assolutamente inutile. Se essi avessero capito che lo Spirito è l’elemento di successo, in ogni cosa, forse non si sarebbero dispersi così lontano.

Ed è per questo che ho messo, completamente, in guardia gli Indiani: “Sebbene voi stiate ora attuando una certa rivoluzione industriale, dovete evitarne tutte le complicazioni, dovete cercare di incontrare lo Spirito. Se non riconoscete lo Spirito, avrete gli stessi problemi degli Occidentali: sono infatti esseri umani come voi. Anche voi percorrete lo stesso cammino, correrete alla cieca e ci saranno delle difficoltà, le stesse che hanno incontrato loro”.

Shri Mataji Nirmala Devi, discorso su Shri Saraswati, Dhulia (India), 1983

La Consapevolezza

La  consapevolezza – che è più della semplice attenzione – è tutto…La persona consapevole in modo profondo vede l’indivisibilità dell’esistenza, la ricca complessità e la connessione con tutto il creato. Da tale consapevolezza si sviluppa un rispetto profondo per il valore assoluto per tutte le cose, di ogni cosa animata e inanimata.

Philip Kapleau, Awakening to Zen

L’uomo è un essere consapevole. Ma consapevole di che cosa? Cartesio disse: “Io penso, dunque sono”. Allora l’uomo è consapevole di esistere. Questa è la base, il punto fermo su cui è stato costruito l’edificio della scienza, che da un lato ha fatto progredire l’umanità con passi da gigante ma dall’altro non ha saputo fornirle gli strumenti per superare le rivalità, l’odio, le sopraffazioni, i crimini, le guerre, e tutto il resto. Infatti, per merito della scienza –o per sua colpa?- l’uomo è diventato la misura di tutte le cose, il suo ego si è gonfiato a dismisura ed egli ne è divenuto schiavo. Egli tende ad ascoltare solo il proprio cervello, senza capire che, quando si tratta del suo “io”, la mente gli fa vedere una realtà soggettiva, dunque non obiettiva. Chi può dire di conoscere realmente il proprio sé? Sappiamo che esistiamo, ma sappiamo cosa siamo realmente? E se non sappiamo cosa siamo noi, come possiamo sapere cosa sono realmente gli altri?

La psicologia moderna, che attinge a Maslow, Adler, Jung, Frankl, Assaggioli e Rogers, per menzionarne solo alcuni dei più importanti, ha introdotto i concetti dell’inconscio collettivo, degli archetipi, dell’essere primordiale, dei vari stati di coscienza e della piena realizzazione delle potenzialità dell’uomo nelle “peak experiences”, cioè in quelle vette altissime, ma ahimè rare di consapevolezza dove l’uomo si sente realizzato. Oggi ci troviamo di fronte al risveglio collettivo di un bisogno interiore dell’uomo di superare le barriere create dal suo ego e dai suoi condizionamenti culturali e religiosi; condizionamenti legati all’epoca in cui viviamo, alle mode, alla scienza ed alle armi a doppio taglio che essa sforna in continuazione. (…)

La consapevolezza collettiva è come l'oceano: esso è uno, e formato da innumerevoli molecole d'acqua. Così noi siamo con le vibrazioni singole gocce di quest'oceano divino

La Realizzazione del Sé si manifesta come una brezza fresca che la persona risvegliata percepisce sul palmo delle mani e sulla sommità della testa. Le Sacre Scritture descrivono queste vibrazioni come il vento dello Spirito Santo, il Ruh dell’Islam, il Ruah degli ebrei, il Brahma Chaitanya degli indù.

Nello stesso tempo la persona risvegliata percepisce tutti i centri di energia del proprio corpo sottile sulle dita delle mani. Ecco perché Maometto disse: al tempo dell’ultimo giudizio “le vostre mani parleranno”. Mediante queste vibrazioni l’uomo riesce a percepire se stesso come realmente è. Ma non solo.

Le vibrazioni lo mettono in grado di “sapere” anche come è realmente qualsiasi altra persona e di percepirla come parte di se stesso. E’ sufficiente che egli metta la propria attenzione sull’altro, per percepire i suoi centri di energia ed i suoi problemi. In questo modo l’altro diventa parte di noi. E come potrebbe un dito della mano odiare un altro dito? Se una mano si fa male, l’altra corre in suo aiuto. Nello stesso modo una persona realizzata non può sentire altro che amore per il prossimo e cercare di aiutarlo tutte le volte che gli è possibile. Questa è la consapevolezza vibratoria.

La persona realizzata può anche correggere i problemi dei centri di energia sia del proprio corpo sottile sia di quello di altre persone. Ogni chakra è strettamente connesso con il sistema nervoso ed i vari organi del corpo. Se un chakra ha un problema, questo si ripercuote sugli organi che vi sono collegati e si manifesta come malattia. Perciò molte malattie, soprattutto quelle di tipo psicosomatico, che rispondono così male alle cure della medicina ufficiale dell’Occidente moderno, possono essere curate mediante la “pulizia” dei chakras. Rimuovendo i loro problemi il corpo sottile ritrova il suo equilibrio e l’organismo umano ritrova la salute.

Il Vishuddi chakra – II parte

Qualità:

Centro:  Senso della collettività, diplomazia, facoltà di essere testimoni

Sinistro: Rispetto di se stessi, relazione fratello-sorella

Destro: Rispetto degli altri, amabilità, integrazione nella collettività, consapevolezza di far parte del Tutto

Il Vishuddhi centro

Uno dei cerchi nel grano che rappresenta il Vishuddi

Il chakra del Vishuddhi corrisponde alla qualità di essere testimoni del gioco della vita, per poter raggiungere lo stato di testimone dobbiamo iniziare a praticare il distacco; il distacco dai nostri pensieri, dalle nostre ambizioni, dai nostri desideri emotivi e dai nostri condizionamenti. Quando si parla di distacco non si intende uno stato d’animo arido e noncurante di ciò accade all’esterno. Il distacco che ci dona il Vishuddhi è piuttosto un’attitudine gioiosa e serena nei confronti della vita.

La persona con un Vishuddhi pienamente sviluppato guarda e partecipa alle vicende del mondo con occhio amorevole, ma non ne viene mai travolto. Scopriamo che siamo attori ed il mondo intero una commedia. E’ anche il centro della diplomazia; l’uomo impara a vincere le avversità con arte, sa comunicare con ogni genere di persona adattandosi ai vari caratteri e mentalità, e sa affermare le proprie ragioni senza mai far ricorso alla violenza o brutalità. Nella persona in cui i principi del Vishuddhi sono risvegliati, infine si manifesta quella che viene chiamata la “consapevolezza collettiva”, si diviene così in grado di percepire quel filo sottile che ci lega agli altri esseri umani e al resto dell’universo.

La consapevolezza collettiva è anche quella qualità che ci permette di sentire i chakra degli altri sulla punta delle dita, che ci rende quindi consapevoli della positività e della negatività attraverso la percezione delle vibrazioni. Per finire una persona col Vishuddhi chakra in buone condizioni sarà sempre in grado di stabilire con gli altri dei rapporti gioiosi e spontanei, dove nessuno domina od è dominato, ma dove avviene di continuo uno scambio reciproco basato sull’amore e sul rispetto.