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Serata 18/03

Questa sera approfondiamo attraverso la meditazione i 10 Maestri primordiali, da Mose a Confucio, da Socrate a Maometto.

Iniziamo però come le serate precedenti con un pediluvio: tenete le cose pronte per le 21!

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I grandi Maestri passati (II)

Guru Nanak

Guru Nanak

E’ lo stesso Guru Nanak a descriverci con queste parole, la degradazione morale della società nel Medioevo indiano, che rese necessaria la sua opera. In effetti nel periodo in cui si colloca l’esistenza storica di Guru Nanak, cioè fra il XV e il XVI secolo, l’India si trovava quasi totalmente in preda all’anarchia: la mancanza di un potere centrale aveva avuto come conseguenza immediata il frazionamento del territorio in una serie di staterelli. Qualche sua citazione:

«Coloro che pensano in termini di separazioni non conoscono Dio» sosteneva Nanak «quelli che conoscono Lui vedono in Lui – l’Uno e il solo Uno – e proclamano la sua unità con ogni cosa nella creazione». (…)
Fare penitenze, sottoporsi ai rigori della rinuncia e rifiutare la vita come una scelta non sono essenziali.
Un cuore puro pieno di intensa devozione è una moschea che l’Onnipotente Creatore di tutto fa Sua dimora (…) “

Raja Janaka

Su di lui si trovano riferimenti già nel Ramayana e nella Bhagavad Gita Shri Krishna lo cita come un illustre esempio di Karmayogi. Della sua vita non si sa molto, ma le notizie pervenuteci sono sufficienti ad identificare in lui una personalità d’eccezione. Fu un sovrano molto speciale per le sue doti di coraggio, rettitudine, devozione ed equilibrio ed anche un profondo conoscitore degli Shastra e dei Veda. Sapeva che la vera religione è interna; per questo non riconobbe la supremazia dei bramini, negando che essi fossero i soli a poter celebrare cerimonie sacre, come invece pretendevano. La sua esistenza non fu soltanto un esempio perfetto di dharma, ma anche una prova di devozione e di incrollabile determinazione nel perseguimento della moksha (liberazione definitiva dell’anima individuale).

Socrate

Dei Maestri primordiali, Socrate fu incarnazione eccelsa e commovente perché, come nel caso di Gesù, pagò con la vita la dedizione alla missione di cercare di salvare gli ateniesi dall’abisso morale in cui stavano gettandosi.

“Una vita senza ricerca della virtù e della verità
non è degna di essere vissuta”

«E la purificazione, come è detto in una antica dottrina, non sta forse nel separare il più possibile l’anima dal corpo e nell’abituarla a raccogliersi e a restare sola in sé medesima, sciolta dai vincoli del corpo, e a rimanere nel tempo presente e in quello futuro sola in se medesima, sciolta dal corpo come da catene

Maometto

Al compimento del quarantesimo anno di età il Profeta secondo l’uso arabo si ritirò per passare “un di pace” in una caverna sul monte Hira trascorrendo in preghiera lunghe notti e giorni. Durante questo ritiro spirituale di meditazione gli apparve una figura angelica (l’Arcangelo Gabriele), che gli ordinò di leggere il testo scritto su di un rotolo di stoffa coperto di segni, e quindi Maometto, ridestatosi dallo stato meditativo ebbe l’impressione di “avere un libro scritto all’ interno del suo cuore”.

Shri Sai Baba da Shirdi

Innumerevoli sono gli esempi di come Shri Sai Baba portasse la consapevolezza dei devoti ad una sempre maggiore comprensione in modo graduale, senza grandi discorsi, ma attraverso l’esperienza pratica, attraverso delle situazioni che Egli creava e che servivano come profonde lezioni.

Come afferma Shri Mataji, un vero Guru controlla facilmente gli elementi: la natura ed il Paramchaitanya sono al sua servizio. Nel caso di Shri Sai Baba questo era lampante. Egli operava guarigioni, anche a distanza, controllava il tempo, la pioggia ed il sole, si manifestava ai devoti anche lontano da Shirdi, sebbene non uscisse mai dal villaggio ed innumerevoli sono le storie dei suoi miracoli raccontate dai discepoli.

Shri Sai Baba generalmente chiedeva Lui stesso la dakshina, dei soldi in offerta, ai suoi devoti e molto spesso ne specificava anche l’importo, soprattutto prima di operare guarigioni. Eppure, quando Shri Sai Baba morì, si scoprì che aveva conservato con sé solo pochissime rupie. In realtà Shri Sai Baba distribuiva subito il denaro che riceveva, alimentando con questo molti fachiri, sadhus o bisognosi.

I grandi Maestri passati (I)

Tutti i grandi profeti che con il loro esempio hanno dato all’umanità le regole del retto comportamento sono riflessi nel Void. Il principio del Maestro si è espresso con l’avvento tra gli altri, dei più grandi profeti quali Abramo, Mosè, Lao Tze, Janaka, Guru Nanak, Mohamed Sahib, Sai Nat di Shirdi, Zarathustra, Confucio, Socrate.

Essi ci hanno insegnato la via del giusto comportamento ed hanno promulgato i codici di condotta che ci permettono a tutt’oggi di superare il caos e l’anarchia. Il principio del discepolo risiede dentro di noi in questa Era, è stato rappresentato da Markandeya, Adi Shankaracharya, David, Giovanni Battista, Buddha, Mahavira, Kabir, Michelangelo, Kalil Gibran, William Shakespeare, William Blake e altri. Non è un semplice elenco di grandi personaggi o “anime”, ma il loro principio, che è universale, risiede proprio in tutti noi.

Le regole del giusto comportamento che possiamo definire il “cammino”, si sono diffuse in ogni parte del mondo, in molti casi i profeti  sono venuti per correggere gli errori dei loro seguaci, che interpretando in modo sbagliato i loro insegnamenti hanno deviato dal giusto “sentiero”. Per esempio Mohamed Sahib (Maometto) è venuto per insegnare il dharma a persone che possiamo definire barbare, essi a turno hanno tormentato la sua vita. Dopo di lui Guru Nanak venne ad insegnare l’unità tra indù e musulmani, oggigiorno invece i suoi discepoli nutrono un sentimento di odio reciproco, gli induisti contro i musulmani e viceversa.

Allo stesso modo Adi Shankaracharya come Kabir provò a guidare i suoi seguaci al di là del ritualismo e del culto dell’adorazione, pratiche che all’epoca venivano eseguite indiscriminatamente. Alcuni cenni:

Abramo

La vita e le vicende di Abramo sono riportate sia nel libro della Genesi dell’Antico Testamento (11, 10 – 25,11), sia nel Corano, in ben 24 sure (capitoli).
La figura di Abramo è, come noto, assai importante anche per gli Ebrei, che vedono in lui il patriarca attorno al quale si è consolidata nel corso dei tempi la loro nazione.
In Sahaja Yoga è considerato come una manifestazione del Maestro Primordiale (Adi Guru), cioè di quel principio incarnatosi per ammaestrare, dirigere e condurre il genere umano per la via centrale che porta all’evoluzione. Cronologicamente possiamo dire che egli sia venuto per secondo, dopo Raja Janaka e prima di Mosè.

Mosè

Quando gli Ebrei giunsero ai piedi del Monte Horeb, nel deserto del Sinai, Mosè ricevette da Dio il Decàlogo:
“Io sono il Signore, Iddio tuo, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù;
1.    Non avrai altro Dio all’infuori di Me
2.    Non avrai altri idoli
3.    Non pronuncerai invano il nome Mio
4.    Rispetterai il giorno del sabato (per adorare il Tuo Signore)
5.    Onorerai il padre e la madre
6.    Non ucciderai
7.    Non commetterai adulterio
8.    Non ruberai
9.    Non farai false testimonianze contro il tuo prossimo
10.    Non desidererai i beni del tuo prossimo
I Dieci Comandamenti sono come i dieci petali del Nabhi Chakra e i dieci Adi Guru, così come l’assenza di Dharma è simboleggiata dalle dieci piaghe.
Mosè, chiamato sul Monte Sinai da Dio, riceve le Tavole della Legge e quando ne ridiscende, è così raggiante, che il popolo ne ha timore: in questa circostanza, Mosè viene visto con due raggi simili a corni che fuoriescono dalla testa e così viene anche rappresentato nella cultura Rinascimentale. Vi sono dei collegamenti anche con delle raffigurazioni trovate in India che rappresentano probabilmente Shiva in meditazione dal cui capo fuoriescono tre raggi, uno centrale e due laterali a pioggia (Mohenjodaro, valle dell’Indo).

Confucio

Confucio cerca incessantemente le soluzioni per venire fuori dal profondo stato di decadenza morale che la Cina stava vivendo nel VI Secolo a.C.; per riuscire in questa impresa, egli non segue la via del sapere, ma quella del recupero delle tradizioni.
La sua attenzione è rivolta ai fondatori della società cinese: Yao, Shun e Yu, i cui ordinamenti non sono altro che espressioni dei modelli eterni, della verità perenne.

Solo il Cielo è grande e solo Yao gli corrisponde”.

Questo è il principio che guida l’osservazione dell’antichità da parte di Confucio. La storia, in alcuni momenti, ha visto il trionfo della verità, della moralità, dell’armonia, quindi, per superare una fase di decadenza, è necessario individuare il carattere essenziale della società perfetta per poi poterlo restaurare, seppur in un contesto mutato dal trascorrere del tempo.

Lao-Tse

Il suo nome significa «Il giovane vecchio» ed è stato chiamato anche «Il vecchio filosofo».

Era lui stesso un simbolo di quella Virtù misteriosa e semplicità che appartiene all’osservante del Tao, di cui i suoi scritti parlano. Egli fu un messaggero di pace, di semplicità e di umiltà: gli insegnamenti di Lao Tze sebbene così antichi, sono ancora piuttosto nuovi, e persino moderni. In essi vi sono le soluzioni alla maggior parte dei problemi del giorno d’oggi. La meravigliosa freschezza delle idee presentate dal vecchio filosofo è una impressionante testimonianza di come siano fondate su una verità immutabile; sebbene siano trascorsi 25 secoli, esse sono ancora oggi ricordate come un corpo di  pensiero della più alta eccellenza e di profondo significato.

Il Void

L’evoluzione umana è stata costantemente caratterizzata da battaglie condotte contro l’ignoranza e l’illusione. Il potere dell’ignoranza si è manifestato ancor prima che l’uomo potesse assaporare la bellezza della realtà dello Spirito. La parte fisica del corpo umano, nella quale illusione e realtà si confrontano, viene chiamata Void o il Bhavasagara (Oceano dell’illusione).

Le qualità del Void

Il Void è il centro che irradia le qualità del maestro che risiedono in noi, appena l’energia Kundalini illumina questa zona diveniamo il nostro proprio guru (maestro), la parola guru significa gravità che è l’elemento principale che ci mantiene in equilibrio, anche quando le difficoltà incombono sulla nostra esistenza.

Quando la Kundalini sale e va a riempire la zona del Void la nostra attenzione viene guidata oltre la confusione (maya), nella consapevolezza di una realtà più elevata. In questo modo acquisiamo la capacità di controllare e guidare la nostra evoluzione, senza confidare nell’aiuto  di  un  supporto  esterno.  Infine  l’attitudine  all’introspezione che si  manifesta  in  noi spontaneamente attraverso la  meditazione, ci  fornirà le  risposte che  saranno le chiavi  della nostra  emancipazione.

Possiamo  definire “la chiave” la capacità di  elaborare  la  soluzione  più  adeguata   affinché il problema, a noi tangibile nella manifestazione esteriore, venga risolto nel modo più adeguato. In questo modo diveniamo il maestro di noi stessi, capaci di discernere le cose giuste da quelle sbagliate, la verità dalla finzione.

Il principio del discepolo rappresenta la parte opposta della “medaglia”, quando le qualità dell’umiltà unite ad una mente aperta (che sa riconoscere la verità) si manifestano in noi, sviluppiamo la gravità del maestro, ovvero la capacità di dare i consigli giusti.

Il principio del dharma è qualità fondamentale del Void che è direttamente connesso al Nabhi chakra. Tutti i più grandi maestri e profeti, che sono nati per guidare l’umanità nel sentiero dell’evoluzione, hanno fatto del dharma (o giusto comportamento) la chiave del loro insegnamento. Noi abbiamo solamente il compito di trasformarci in esseri migliori, senza abusare di noi stessi o disprezzare gli altri, vivendo in armonia con le leggi della natura.

Come pulire il Void

L’uso degli elementi:

Fare il pediluvio con acqua e sale
Usare la candela tutto intorno al Void

Affermazioni, massaggiandosi con la mano in quest’area, in senso orario:

Madre io sono il maestro di me stesso (sinistro)
Madre Tu sei il mio Maestro (destro)

L’attenzione

In questa canzone, il santo Namdev usa il simbolismo per enfatizzare il bisogno per l’attenzione verso il Divino nella vita quotidiana. Una variante di questo poema è stata citata in diversi discorsi da Shri Mataji

Il nome Rama è entrato nel mio cuore,
e vi ha messo dentro una bilancia d’oro.

Un uomo fa un aquilone e lo lancia nel cielo.
E anche se continua a parlare agli amici,
la sua mente è sulla corda.

La principessa perfetta ha un’anfora piena d’acqua in equlibrio sulla testa.
Ridendo e scherzando batte le sue mani.
[Ma] la sua mente è sulla brocca.

C’è una casa con dieci porte [il sistema sottile]
da cui le mucche [i cinque sensi] vanno a pascolare.
Vagando, una mucca pascola per dieci miglia, [ma] la sua mente è sul vitellino.

Il bambino giace nella culla e la madre lavora nella sua stanza.
[Ma] la sua mente è sul bambino.

Ascoltami, Trilochan*,
disse Namdev.

*Trilochan era un contemporaneo di Namdev, originariamente del distretto di Sholapur, quel che è ora il Maharashtra. Poco è conosciuto di lui.

Il discorso della settimana – Il canale sinistro

Il canale di sinistra ha la proprietà di contenere tutte le nostre esperienze passate espandendosi nella parte posteriore del cervello. Questa regione, che controlla sul piano psichico il super-ego, si appesantisce sempre di più a causa dei condizionamenti subiti, col rischio che si venga a verificare una frammentazione che lo renderebbe vulnerabile rispetto a energie di decadimento presenti nell’ambiente.  Questo fenomeno (inserimento di energie di decadimento nei chakra) può talora essere provocato deliberatamente da alcuni sedicenti ‘maestri’, privi di qualunque autorità spirituale, che sanno abilmente sfruttare la fragilità psichica dei loro discepoli per poterne manipolare il sistema sottile e ridurli in schiavitù.

Tutte le grandi religioni concordano nel dire che quando si raggiunge lo stato di grazia della realizzazione, ci si deve aspettare un profondo silenzio interiore, non una volgare ciarlataneria. La Bhagavad Gita dice che diventate i testimoni (Sakshi Swarup) del gioco del Divino. Numerosi pensatori contemporanei parlano ugualmente di una nuo­va coscienza. Questa è stata descritta come una consapevolezza al di là del pensiero (Nirvichara Samadhi) che si espande in coscienza collettiva.

Abbiamo sentito numerose profezie di scrittori moderni e di saggi dell’antichità che parlano di una nuova razza di esseri sovrumani dotati di una coscienza unica. Oggi non sono più delle vane promesse.

Grazie alla scoperta di Sahaja Yoga è possibile realizzare la metamorfosi della coscienza umana in questa condizione su­periore che è stata promessa dai vari profeti.

La Kundalini non è più una teoria.  E’ possibile vederne ad occhio nudo la pulsazione al livello dell’osso sacro e percepire i segnali che Essa invia sulle nostre mani sotto forma di vibrazioni sottili. Prima era impossibile colmare la discontinuità energetica del Sushumna, ora però  abbiamo scoperto che se essa viene raggiunta dalle vibrazioni del potere dell’A­more Divino, la Kundalini sale come una madre amorevole e forte, e raggiunge la sommità del capo (Brahmarandhra) senza arrecare alcun disturbo al proprio figlio.  Tutto ciò avviene nella frazione di un secondo, nel breve lasso di tempo che separa due pensieri.

La Kundalini è infatti la quintessenza dell’amore, della conoscenza e della bellezza, e sa come donare a suo figlio la seconda nascita  in modo naturale ed efficace.  Molto è stato scritto e detto sulla Kundalini; certo è che Essa sa riconoscere l’autenticità di un maestro realizzato, e chiunque cerchi di provocarne il risveglio attraverso pratiche illecite (es.: attività sessuale ‘tantrica’), scatena nel sistema sottile un disordine energetico tanto grave da danneggiarlo in modo a volte irreparabile.

La Kundalini rimane così ‘congelata’ nell’osso sacro, i chakra si chiudono completamente e la crescita spirituale risulta definitivamente compromessa. In alcuni casi possono perfino verificarsi alterazioni neuropsichiche in grado di provocare convulsioni, allucinazioni, stati di trance, sviluppo di facoltà extra-sensoriali (materializzazione di oggetti, levitazione, ecc.) che non possono in alcun modo essere considerate divine!

E’ infatti divino soltanto quel potere che permette al ricercatore di accedere realmente al suo ‘nucleo spirituale’, dove risiedono le forze che garantiscono il suo perfetto benessere psico-fisico e consentono lo schiudersi delle sue qualità morali più nobili, quali amore, gioia, generosità, onestà, perdono….

Oggi Sahaja Yoga vuole offrire a tutti coloro che sono animati da un profondo, autentico desiderio di trasformazione la possibilità di conseguire la crescita spirituale in modo sicuro e del tutto naturale. Utilizzando il metodo di Sahaja Yoga, durante l’esperienza della realizzazione del Sé, si rimane infatti assolutamente coscienti e rilassati e si raggiunge il completo silenzio interiore senza dover fare alcun movimento innaturale, rimanendo anzi seduti in modo confortevole.

Grazie all’ascesa della Kundalini la tensione si dissolve, l’attività mentale rallenta e tutto il nostro essere viene pervaso da una sensazione di completo benessere e di pace profonda. Ma solo forza del desiderio e la perseveranza ci permetteranno di ottenere effetti benefici a lungo termine.

La regolarità della meditazione è indispensabile per rimuovere progressivamente i nostri ‘blocchi’ energetici  e poter armonizzare l’intera personalità.

Inizieremo così ad apprezzare la bellezza senza nutrire il desiderio di possederla, ad allontanarci sempre più dal gioco delle false apparenze per poter onorare la verità, ad immergerci nell’intensità del presente abbandonando ogni tendenza a nostalgici sentimentalismi o aride elucubrazioni intellettuali, a sintonizzarci sulla dimensione sottile degli altri esseri umani e a ‘leggere’ nella loro mappa energetica le loro qualità e i loro bisogni; a mobilitarci spontaneamente per la ricerca di soluzioni collettive; a sviluppare le radici di una nuova civiltà in cui l’ amore, il rispetto, la solidarietà….non siano più vuote ideologie ma una vibrante espressione d’amore.