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Riassunto: il Void

Mercoledì scorso abbiamo parlato e meditato sul Void. Potete scaricare qui la presentazione.

Posizione: tutt’intorno al ventre. Sulla mano la parte esteriore del palmo.

Qualità principali: essere il maestro di se stessi, imparare a valutare il nostro giudizio su noi stessi senza essere influenzati da giudizi altrui. Imparare ad avere fiducia nella Kundalini come nostra guida e maestra.

Trattamenti: massaggiare la pancia in senso orario mentre si medita; allo stesso modo dare vibrazioni tramite bandhan. Per il resto, seguire gli stessi trattamenti del Nabhi.

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5/04: il Void

Stasera 5/04 non parleremo di un chakra in particolare, ma del Void.

Il Void, detto anche Oceano di Illusione, è quell’area che circonda tutto il ventre. Anch’esso ha sue caratteristiche, qualità e trattamenti.

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Confucio. La via di Mezzo (II)

Confucio nacque in Cina nello stato di Lu intorno al 551 AC.  Vivendo in un periodo in cui la corruzione, le guerre e l’anarchia erano alla base della vita politica, egli decise di dedicarsi allo studio dei classici, per riscoprire gli antichi valori.

Siccome la sua vocazione era l’insegnamento, fondò una scuola in cui erano ammessi tutti quelli che dimostravano di avere intelligenza, buona volontà e dai quali si faceva pagare a seconda delle possibilità. Leggi la prima parte.

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L'insegnamento di Confucio risiede all'interno del Void

L'insegnamento di Confucio risiede all'interno del Void

L’uomo elevato persegue una norma sottile e ardua.

Uomini e donne, sebbene limitati, possono attingere alla sua sapienza.  Ma neppure l’uomo elevato può raggiungere il vertice della sapienza.  Sebbene limitati, uomini e donne possono conformarsi a essa, ma nemmeno l’uomo elevato può raggiungerne il vertice. Pur grandi, il cielo e la terra non bastano e l’uomo elevato, se parla della norma, parla di una grandezza che non può essere racchiusa da tutto quanto esiste sotto il cielo.  La sottigliezza di cui parla, parlando della norma, é più sottile della più sottile cosa che esiste sotto il cielo.

“Il libro dei canti” afferma: Il falco si innalza al cielo, il pesce discende nell’abisso.  Dunque la norma si esprime sia in alto sia in basso.  La norma dell’uomo elevato ha le radici negli uomini e nelle donne comuni, poi si estende fino ad abbracciare il cielo e la terra.

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Il maestro disse: La norma non è lontana dall’uomo.  Se gli fosse lontana, che norma sarebbe?

“Il libro dei canti” dice: Quando si fa il manico di un ascia, -il modello è li accanto.  Si osserva il manico del modello e si taglia l’altro.  Guardando entrambi in prospettiva, ci sembra di vederli lontani l’uno dall’altro.  Allo stesso modo, il signore, governa l’uomo tenendo a modello l’uomo.

Chi rispetta i principi della propria natura non è lontano dalla norma.  Né è lontano dalla norma  chi non si comporta con gli altri come non vorrebbe che gli altri si comportino con lui.

Il signore mette in pratica quattro norme, delle quali neppure una io so praticare.  Non so rispettare mio padre come desidero faccia mio figlio con me.  Non so servire il signore come desidero faccia un mio suddito con me.  Non so rispettare il mio fratello più anziano come desidero che il mio fratello più giovane faccia con me.  Non so agire per primo verso un amico come voglio che lui faccia con me.

Chi si applica con costanza all’azione e presta costante attenzione alle parole che pronuncia, si sforza allora di colmare le proprie lacune e di eliminare i propri eccessi, cosicché le parole sono come l’azione, e l’azione corrisponde alle parole. É questa coerenza che distingue il signore.

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Il signore si comporta secondo il suo proprio rango e non desidera nulla di ciò che appartiene a un rango superiore.  Se è giusto onorare la ricchezza, occorre comportarsi onorandola.  Se è giusto appartenere a un basso rango, occorre comportarsi secondo tale basso rango.  Se è giusto appartenere a una tribù selvaggia, occorre comportarsi secondo i canoni della tribù selvaggia.  Se dolore e disastri sono giusti, occorre comportarsi secondo dolore e disastri.

Il signore deve essere se stesso in ogni circostanza. Appartenendo ad un rango elevato, non bisogna offendere gli inferiori. Appartenendo ad un rango inferiore, bisogna lasciarsi guidare dai superiori.

Chi è sufficiente a se stesso e non chiede ad altri, non avrà a risentirsi di nulla.

Il superiore non si irrita con il Cielo, non si lamenta degli inferiori – il signore rimane calmo e attende il destino.  L’uomo comune corre pericoli perché ricerca la prosperità.

Il maestro disse: Il signore è come l’arciere – se manca il bersaglio ricerca la causa in se stesso.

Confucio. La via di Mezzo (I)

Ecco alcuni stralci di un testo di Confucio chiamato “Il costante mezzo”. La via da seguire ora è più facile grazie al lavoro che la Kundalini fa per noi in Sahaja Yoga, ma i princìpi sono gli stessi del grande Maestro passato, il cui principio risiede nel nostro Void. Automaticamente raggiungiamo il ‘mezzo’, l’equilibrio, meditando, senza sforzi.

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Confucio, il maestro della via di mezzo

Confucio, il maestro della via di mezzo

Chiamiamo natura la legge dell’universo.  Chiamiamo norma il seguire questa legge.  Chiamiamo educazione la pratica della norma.  A noi non è possibile allontanarci neppure per un attimo dalla norma.  Se potessimo farlo, non sarebbe la norma.  E per questo che il signore ha un atteggiamento prudente e attento verso tutto ciò che ancora non è possibile vedere, ed è timoroso e si preoccupa per tutto ciò che ancora non è possibile udire.  Nulla è più evidente di ciò che è nascosto, nulla risalta più chiaramente di ciò che è molto piccolo.  Ecco perché il signore si comporta in modo assai prudente anche quando è solo.

Si è in una posizione di mezzo, ovvero di centro, quando non si è preda della collera o della gioia, della malinconia o del piacere.  Quando invece si provano queste emozioni però senza oltrepassare il giusto equilibrio, allora si è in una situazione di armonia.  Il mezzo è la grande origine di ogni cosa che esiste, e l’armonia ne rappresenta l’aspetto favorevole e positivo.

Giunti nella posizione di mezzo e conseguita l’armonia, allora Cielo e terra sono al loro posto ed è così che ogni cosa sotto il cielo può svilupparsi.

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Il maestro disse: Sciun, l’imperatore, era molto sapiente.  Gli piaceva formulare delle domande e poi soppesare le parole anche più semplici.  Non svelava il lato negativo delle parole; divulgava piuttosto le parole che scaturivano dall’esperienza.  Dovendo agire nei confronti del popolo, teneva conto dei due estremi e applicava il giusto mezzo.  Grazie a questo comportamento è diventato Sciun, l’imperatore.

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Il maestro disse: Ogni uomo sostiene di sapere. Così facendo finisce in una rete, in una trappola che non sa come evitare.  Ogni uomo sostiene di sapere.  Se però ogni uomo si attiene al costante mezzo, lo fa per un mese appena.

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Il maestro disse: Tutto si può governare – la famiglia, il regno, ogni cosa esistente sotto il cielo.  A tutto si può rinunciare – a onorificenze, a prestigiosi incarichi.  Si può anche camminare su lame taglienti e ciò nonostante, si può non essere capaci di praticare il costante mezzo.

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Il maestro disse: Mai indagherò l’arcano o compierò gesta singolari allo scopo di essere ricordato dalle generazioni future.  Il signore pratica la norma e nell’azione vi si adegua. Mai potrò seguire una stradale abbandonarla prima di averla percorsa tutta. L’uomo elevato pratica il costante mezzo.  Solo l’uomo elevato riesce a distaccarsi dal mondo, a non perseguire notorietà, a non avere attaccamenti e quindi rimpianti.

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I grandi Maestri passati (II)

Guru Nanak

Guru Nanak

E’ lo stesso Guru Nanak a descriverci con queste parole, la degradazione morale della società nel Medioevo indiano, che rese necessaria la sua opera. In effetti nel periodo in cui si colloca l’esistenza storica di Guru Nanak, cioè fra il XV e il XVI secolo, l’India si trovava quasi totalmente in preda all’anarchia: la mancanza di un potere centrale aveva avuto come conseguenza immediata il frazionamento del territorio in una serie di staterelli. Qualche sua citazione:

«Coloro che pensano in termini di separazioni non conoscono Dio» sosteneva Nanak «quelli che conoscono Lui vedono in Lui – l’Uno e il solo Uno – e proclamano la sua unità con ogni cosa nella creazione». (…)
Fare penitenze, sottoporsi ai rigori della rinuncia e rifiutare la vita come una scelta non sono essenziali.
Un cuore puro pieno di intensa devozione è una moschea che l’Onnipotente Creatore di tutto fa Sua dimora (…) “

Raja Janaka

Su di lui si trovano riferimenti già nel Ramayana e nella Bhagavad Gita Shri Krishna lo cita come un illustre esempio di Karmayogi. Della sua vita non si sa molto, ma le notizie pervenuteci sono sufficienti ad identificare in lui una personalità d’eccezione. Fu un sovrano molto speciale per le sue doti di coraggio, rettitudine, devozione ed equilibrio ed anche un profondo conoscitore degli Shastra e dei Veda. Sapeva che la vera religione è interna; per questo non riconobbe la supremazia dei bramini, negando che essi fossero i soli a poter celebrare cerimonie sacre, come invece pretendevano. La sua esistenza non fu soltanto un esempio perfetto di dharma, ma anche una prova di devozione e di incrollabile determinazione nel perseguimento della moksha (liberazione definitiva dell’anima individuale).

Socrate

Dei Maestri primordiali, Socrate fu incarnazione eccelsa e commovente perché, come nel caso di Gesù, pagò con la vita la dedizione alla missione di cercare di salvare gli ateniesi dall’abisso morale in cui stavano gettandosi.

“Una vita senza ricerca della virtù e della verità
non è degna di essere vissuta”

«E la purificazione, come è detto in una antica dottrina, non sta forse nel separare il più possibile l’anima dal corpo e nell’abituarla a raccogliersi e a restare sola in sé medesima, sciolta dai vincoli del corpo, e a rimanere nel tempo presente e in quello futuro sola in se medesima, sciolta dal corpo come da catene

Maometto

Al compimento del quarantesimo anno di età il Profeta secondo l’uso arabo si ritirò per passare “un di pace” in una caverna sul monte Hira trascorrendo in preghiera lunghe notti e giorni. Durante questo ritiro spirituale di meditazione gli apparve una figura angelica (l’Arcangelo Gabriele), che gli ordinò di leggere il testo scritto su di un rotolo di stoffa coperto di segni, e quindi Maometto, ridestatosi dallo stato meditativo ebbe l’impressione di “avere un libro scritto all’ interno del suo cuore”.

Shri Sai Baba da Shirdi

Innumerevoli sono gli esempi di come Shri Sai Baba portasse la consapevolezza dei devoti ad una sempre maggiore comprensione in modo graduale, senza grandi discorsi, ma attraverso l’esperienza pratica, attraverso delle situazioni che Egli creava e che servivano come profonde lezioni.

Come afferma Shri Mataji, un vero Guru controlla facilmente gli elementi: la natura ed il Paramchaitanya sono al sua servizio. Nel caso di Shri Sai Baba questo era lampante. Egli operava guarigioni, anche a distanza, controllava il tempo, la pioggia ed il sole, si manifestava ai devoti anche lontano da Shirdi, sebbene non uscisse mai dal villaggio ed innumerevoli sono le storie dei suoi miracoli raccontate dai discepoli.

Shri Sai Baba generalmente chiedeva Lui stesso la dakshina, dei soldi in offerta, ai suoi devoti e molto spesso ne specificava anche l’importo, soprattutto prima di operare guarigioni. Eppure, quando Shri Sai Baba morì, si scoprì che aveva conservato con sé solo pochissime rupie. In realtà Shri Sai Baba distribuiva subito il denaro che riceveva, alimentando con questo molti fachiri, sadhus o bisognosi.

I grandi Maestri passati (I)

Tutti i grandi profeti che con il loro esempio hanno dato all’umanità le regole del retto comportamento sono riflessi nel Void. Il principio del Maestro si è espresso con l’avvento tra gli altri, dei più grandi profeti quali Abramo, Mosè, Lao Tze, Janaka, Guru Nanak, Mohamed Sahib, Sai Nat di Shirdi, Zarathustra, Confucio, Socrate.

Essi ci hanno insegnato la via del giusto comportamento ed hanno promulgato i codici di condotta che ci permettono a tutt’oggi di superare il caos e l’anarchia. Il principio del discepolo risiede dentro di noi in questa Era, è stato rappresentato da Markandeya, Adi Shankaracharya, David, Giovanni Battista, Buddha, Mahavira, Kabir, Michelangelo, Kalil Gibran, William Shakespeare, William Blake e altri. Non è un semplice elenco di grandi personaggi o “anime”, ma il loro principio, che è universale, risiede proprio in tutti noi.

Le regole del giusto comportamento che possiamo definire il “cammino”, si sono diffuse in ogni parte del mondo, in molti casi i profeti  sono venuti per correggere gli errori dei loro seguaci, che interpretando in modo sbagliato i loro insegnamenti hanno deviato dal giusto “sentiero”. Per esempio Mohamed Sahib (Maometto) è venuto per insegnare il dharma a persone che possiamo definire barbare, essi a turno hanno tormentato la sua vita. Dopo di lui Guru Nanak venne ad insegnare l’unità tra indù e musulmani, oggigiorno invece i suoi discepoli nutrono un sentimento di odio reciproco, gli induisti contro i musulmani e viceversa.

Allo stesso modo Adi Shankaracharya come Kabir provò a guidare i suoi seguaci al di là del ritualismo e del culto dell’adorazione, pratiche che all’epoca venivano eseguite indiscriminatamente. Alcuni cenni:

Abramo

La vita e le vicende di Abramo sono riportate sia nel libro della Genesi dell’Antico Testamento (11, 10 – 25,11), sia nel Corano, in ben 24 sure (capitoli).
La figura di Abramo è, come noto, assai importante anche per gli Ebrei, che vedono in lui il patriarca attorno al quale si è consolidata nel corso dei tempi la loro nazione.
In Sahaja Yoga è considerato come una manifestazione del Maestro Primordiale (Adi Guru), cioè di quel principio incarnatosi per ammaestrare, dirigere e condurre il genere umano per la via centrale che porta all’evoluzione. Cronologicamente possiamo dire che egli sia venuto per secondo, dopo Raja Janaka e prima di Mosè.

Mosè

Quando gli Ebrei giunsero ai piedi del Monte Horeb, nel deserto del Sinai, Mosè ricevette da Dio il Decàlogo:
“Io sono il Signore, Iddio tuo, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù;
1.    Non avrai altro Dio all’infuori di Me
2.    Non avrai altri idoli
3.    Non pronuncerai invano il nome Mio
4.    Rispetterai il giorno del sabato (per adorare il Tuo Signore)
5.    Onorerai il padre e la madre
6.    Non ucciderai
7.    Non commetterai adulterio
8.    Non ruberai
9.    Non farai false testimonianze contro il tuo prossimo
10.    Non desidererai i beni del tuo prossimo
I Dieci Comandamenti sono come i dieci petali del Nabhi Chakra e i dieci Adi Guru, così come l’assenza di Dharma è simboleggiata dalle dieci piaghe.
Mosè, chiamato sul Monte Sinai da Dio, riceve le Tavole della Legge e quando ne ridiscende, è così raggiante, che il popolo ne ha timore: in questa circostanza, Mosè viene visto con due raggi simili a corni che fuoriescono dalla testa e così viene anche rappresentato nella cultura Rinascimentale. Vi sono dei collegamenti anche con delle raffigurazioni trovate in India che rappresentano probabilmente Shiva in meditazione dal cui capo fuoriescono tre raggi, uno centrale e due laterali a pioggia (Mohenjodaro, valle dell’Indo).

Confucio

Confucio cerca incessantemente le soluzioni per venire fuori dal profondo stato di decadenza morale che la Cina stava vivendo nel VI Secolo a.C.; per riuscire in questa impresa, egli non segue la via del sapere, ma quella del recupero delle tradizioni.
La sua attenzione è rivolta ai fondatori della società cinese: Yao, Shun e Yu, i cui ordinamenti non sono altro che espressioni dei modelli eterni, della verità perenne.

Solo il Cielo è grande e solo Yao gli corrisponde”.

Questo è il principio che guida l’osservazione dell’antichità da parte di Confucio. La storia, in alcuni momenti, ha visto il trionfo della verità, della moralità, dell’armonia, quindi, per superare una fase di decadenza, è necessario individuare il carattere essenziale della società perfetta per poi poterlo restaurare, seppur in un contesto mutato dal trascorrere del tempo.

Lao-Tse

Il suo nome significa «Il giovane vecchio» ed è stato chiamato anche «Il vecchio filosofo».

Era lui stesso un simbolo di quella Virtù misteriosa e semplicità che appartiene all’osservante del Tao, di cui i suoi scritti parlano. Egli fu un messaggero di pace, di semplicità e di umiltà: gli insegnamenti di Lao Tze sebbene così antichi, sono ancora piuttosto nuovi, e persino moderni. In essi vi sono le soluzioni alla maggior parte dei problemi del giorno d’oggi. La meravigliosa freschezza delle idee presentate dal vecchio filosofo è una impressionante testimonianza di come siano fondate su una verità immutabile; sebbene siano trascorsi 25 secoli, esse sono ancora oggi ricordate come un corpo di  pensiero della più alta eccellenza e di profondo significato.

Il Void

L’evoluzione umana è stata costantemente caratterizzata da battaglie condotte contro l’ignoranza e l’illusione. Il potere dell’ignoranza si è manifestato ancor prima che l’uomo potesse assaporare la bellezza della realtà dello Spirito. La parte fisica del corpo umano, nella quale illusione e realtà si confrontano, viene chiamata Void o il Bhavasagara (Oceano dell’illusione).

Le qualità del Void

Il Void è il centro che irradia le qualità del maestro che risiedono in noi, appena l’energia Kundalini illumina questa zona diveniamo il nostro proprio guru (maestro), la parola guru significa gravità che è l’elemento principale che ci mantiene in equilibrio, anche quando le difficoltà incombono sulla nostra esistenza.

Quando la Kundalini sale e va a riempire la zona del Void la nostra attenzione viene guidata oltre la confusione (maya), nella consapevolezza di una realtà più elevata. In questo modo acquisiamo la capacità di controllare e guidare la nostra evoluzione, senza confidare nell’aiuto  di  un  supporto  esterno.  Infine  l’attitudine  all’introspezione che si  manifesta  in  noi spontaneamente attraverso la  meditazione, ci  fornirà le  risposte che  saranno le chiavi  della nostra  emancipazione.

Possiamo  definire “la chiave” la capacità di  elaborare  la  soluzione  più  adeguata   affinché il problema, a noi tangibile nella manifestazione esteriore, venga risolto nel modo più adeguato. In questo modo diveniamo il maestro di noi stessi, capaci di discernere le cose giuste da quelle sbagliate, la verità dalla finzione.

Il principio del discepolo rappresenta la parte opposta della “medaglia”, quando le qualità dell’umiltà unite ad una mente aperta (che sa riconoscere la verità) si manifestano in noi, sviluppiamo la gravità del maestro, ovvero la capacità di dare i consigli giusti.

Il principio del dharma è qualità fondamentale del Void che è direttamente connesso al Nabhi chakra. Tutti i più grandi maestri e profeti, che sono nati per guidare l’umanità nel sentiero dell’evoluzione, hanno fatto del dharma (o giusto comportamento) la chiave del loro insegnamento. Noi abbiamo solamente il compito di trasformarci in esseri migliori, senza abusare di noi stessi o disprezzare gli altri, vivendo in armonia con le leggi della natura.

Come pulire il Void

L’uso degli elementi:

Fare il pediluvio con acqua e sale
Usare la candela tutto intorno al Void

Affermazioni, massaggiandosi con la mano in quest’area, in senso orario:

Madre io sono il maestro di me stesso (sinistro)
Madre Tu sei il mio Maestro (destro)