Aprite il cuore

Questo il secondo estratto ascoltato durante la puntata di questa settimana di Fermati a Meditare.

1985 Weggis, Svizzera

…un desiderio totale di amore. Questo desiderio è molto diverso da ogni altro tipo di amore umano che abbiamo conosciuto. Negli altri tipi di amore umano, quando intrecciamo relazioni con gli altri, nutriamo delle aspettative, ed è per questo che sono molto deludenti.

Le nostre aspettative volano sempre più alte della nostra comprensione e della realtà. Di conseguenza soffriamo a causa di delusioni e frustrazioni. E l’amore, che deve nutrire e appagare, diventa un lavoro ingrato.

Quando poi ciò si riflette negli esseri umani, diventa il desiderio di essere amati da tutti, non quello di amare gli altri. Tutti (secondo voi) dovrebbero amarvi; ma il punto è quanto voi amate gli altri. Per natura ognuno pensa per sé, quindi in realtà nessuno ama. Quando però si tratta di vero amore, allora il sacrificio diventa naturale. Non lo chiamate più sacrificio, ma privilegio.

Noi diciamo che dare amore è un privilegio. È una grande opportunità per noi poter amare, è una grande fortuna per noi poter amare, è una benedizione divina per noi poter amare e dare.

Il dare inizia quando realizzate – non quando capite, ma quando realizzate – l’amore, il potere dell’amore che si esprime. Questo è il terzo potere che inizia ad esprimersi poiché, dopo questo, una persona diventa attiva, kriyasheet.

È così che ha inizio l’azione per raggiungere questo stato in cui si dà amore. All’inizio cominciamo ad attivarci in molti modi. Come ho detto, iniziamo ad avere aspettative e a pensare di amare gli altri, agiamo per questo. Nella follia secondo la quale gli altri dovrebbero amarci, rispettarci, considerarci fantastici, riconoscerci, iniziamo ad amare qualcos’altro che non è così importante.

Così, per prima cosa, ci proiettiamo sul denaro. Il denaro diventa una questione importantissima. Si pensa che se abbiamo denaro la gente ci amerà, che diventeremo molto potenti in quanto gente danarosa, ricca. Così ci mettiamo ad accumulare denaro, ad amare il denaro. Ma il denaro non è la verità; non amiamo la verità.

Quando iniziamo ad amare il denaro, ci mettiamo a pensare ai problemi ad esso connessi. Persone così possono diventare avare persino nei confronti di Dio. Di fatto, non hanno mai denaro perché, se non si può spendere il proprio denaro, è come non averne. Se non se ne può disporre, a che serve avere denaro? Per questo motivo hanno problemi, perché amano il denaro e non Dio Onnipotente. Si preoccupano del denaro ma non della verità.

Da qui si passa al secondo aspetto: il potere. Vogliono il potere, vogliono diventare presidenti, ministri, burocrati e via dicendo. Desiderano il potere. Pensano che, se avranno un grande potere, la gente li rispetterà e li amerà. Ma sono sommersi dalla paura. Ciò che ottengono è la paura. Hanno sempre paura.

Anche i ricchi hanno paura. Per questo, nella Bibbia si dice che il prezzo del peccato è la paura. Cos’è il peccato? Il peccato è non amare la verità; è questo il peccato. Quando non si ama la verità, è peccato. Quando si comincia ad essere preoccupati per la propria posizione – ad esempio, il presidente pensa che perderà il proprio incarico, il vice presidente pensa che sarà licenziato, il primo ministro pensa che potrebbe non essere eletto, i burocrati pensano che perderanno il proprio incarico, che non otterranno promozioni o qualcosa del genere – nascerà un problema.

Tutta questa gente soffre di un terribile senso di paura. Non ha alcun tipo di libertà.

E la gente di questa categoria sprofonda assolutamente nella paura, anche peggio della gente che ha denaro. Infatti, una volta sconfitti, sono sconfitti, non possono mai più riprendersi. Non c’è alcuna possibilità. Una volta perse le elezioni siete perduti, nessuno vi guarderà. Ho conosciuto persone che hanno ricoperto altissime posizioni e che, una volta persa quella posizione, nessuno prende in considerazione, se ne vanno a piedi da soli, diversamente ci sarebbero almeno cento auto ad attenderli.

E una volta che avranno perso le loro cariche, nessuno li considererà, andranno a piedi proprio come persone normali. Persino vedendo accadere tutte queste cose, questa verità che appare davanti a loro in modo così evidente, non si attengono alla verità, non realizzano la verità, non la realizzano dentro di sé.

Capiscono per un po’ e dopo se ne vanno. Quando poi la persona muore, si nota che qualche uomo danaroso, un uomo ricco, viene dimenticato, nessuno si interessa a costui che è stato ricco. Al contrario, quando muoiono i primi ministri e tutta quella gente in posizioni elevate, escono subito libri sulla loro vita privata, su tutte le sconcezze che hanno commesso, tutte le cose orribili che hanno fatto e sulla vita che hanno condotto.

Non vi è alcuna fragranza nella loro vita, nessun idealismo, niente. Questo perché non hanno compreso la propria responsabilità nei confronti del pubblico e di se stessi, ed hanno rovinato la propria vita privata. Di conseguenza, dopo la loro morte, si ha questo tipo di reazione.

L’altro giorno stavo leggendo un’intervista con un notissimo attore. È nato realizzato, lo so, ma è andato completamente giù. Dice: “Mi chiedo che ci sia di male nel bere, nel giocare d’azzardo, nel fumare. Infatti, dopo tutto morirò, quindi che importanza ha? Supponiamo che mi venga il cancro: e allora? In ogni caso dovrò morire, quindi perché non godermi questi piaceri della vita?”.

Ma che ne sapete della morte? Continuate pure. Poi, tutto quello che avete fatto salterà fuori e la gente non vorrà le vostre fotografie in casa. I bambini vi sputeranno. Che mi dite di questo? La vostra vita non è ciò che è oggi o per i tre, quattro o dieci o quindici anni del vostro cosiddetto successo. Ma quando morirete, tutta questa follia scomparirà e la gente scoprirà la verità su di voi. È così che il potere della popolarità viene meno.

Questa popolarità dozzinale, questo trattamento meschino nei confronti di voi stessi vi conferisce una personalità che non sarà rispettata, che non sarà accettata; nessuno vi considererà qualcosa di grande. Continuerà per qualche tempo, ma complessivamente una persona così non avrà dato nulla all’umanità.

Il potere di Saraswati agisce in questo modo. La gente intraprende un’azione con lo scopo di ottenere potere. Dovrebbe attivarsi, invece, per scoprire la verità. Saraswati dovrebbe darvi l’aggancio per scoprire la verità. Allora, quando vi avventurate in quegli strani luoghi e sentieri, scoprite che non è quella la via, che l’abbiamo mancata.

La via è da qualche altra parte, e noi l’abbiamo smarrita. Troviamo la vera via, perché tutto questo non dà gioia. Questo si può apprendere dagli altri, dalla storia, da molte altre cose e dai vostri genitori, dalla vostra società, da voi stessi e anche dai vostri figli. Se volete imparare, questa è la qualità dei pujari di Saraswati, nel senso che essi si dedicano a gyana, alla realtà. Nei Veda, all’inizio dei Veda, si dice che se, leggendo questi quattro Veda, non si ottiene vida vida è la conoscenza sul sistema nervoso, ossia la realizzazione – non serve a niente leggere i Veda.

Il primo aspetto di Saraswati è che, attraverso la lettura, attraverso il processo della manifestazione di Saraswati, dovete arrivare a comprendere che questa è una competizione sfrenata e noi dobbiamo venirne fuori, uscirne.

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