La gioventú di Shri Mataji e la Realizzazione del Sé

Domanda: Quando era piccola L’hanno trattata come una persona speciale, Le hanno insegnato cose speciali per aiutarla a compiere la Sua missione?

Shri Mataji: No, non è stato così. Potevo esprimere in modo molto libero la mia personalità. Le altre persone lo accettavano. Ero molto amorevole, compassionevole e generosa. Ero una persona unica da avere come figlia, era tutto diverso; l’unica cosa, direi, era che mio padre mi capiva molto meglio, essendo lui un’anima realizzata. Quando diventai un po’ più grande, mi disse: “È inutile parlarne. Prima scopri un metodo affinché le persone possano ottenere la realizzazione a livello di massa. È questo il tuo lavoro. Come sai, finché non avrai scoperto questo, sarà inutile parlarne. Creeranno un altro Corano o un’altra Bibbia, a cosa servirà? Devi farlo sperimentare, diversamente non capiranno mai.”

Domanda: Ha portato avanti questa Sua idea di cercare di trasmettere questo messaggio tramite la Sua opera con il Mahatma Gandhi?

Shri Mataji: No, quel periodo è stato molto diverso. Era un’emergenza. Ho contribuito in modo limitato. Lui mi voleva molto bene, mi chiamava ‘Nepali.’ È il nostro viso, io ho un viso largo. Mi chiamava sempre ‘Nepali.’ Ma lui era un uomo nato per un’emergenza, quando l’India desiderava essere politicamente indipendente. C’era l’idea secondo cui un leader politico non deve preoccuparsi dello Spirito e della Religione, invece lui considerava il nostro Paese la terra dello Yoga.

Una foto d'epoca del Mahatma (Grande Anima) Gandhi

Una foto d'epoca del Mahatma (Grande Anima) Gandhi

Fondò sempre le sue teorie e filosofie sulla fibra del popolo, e noi siamo un popolo molto religioso. Riguardo a come creare un’atmosfera di soddisfazione nella gente…..lui  l’aveva dentro di sé. Tuttavia non parlò della realizzazione. Quando ero una bambina di 7 anni, giocavo con lui e lui mi voleva molto bene; gli preparavo un po’ di succo d’arancia, e lui discuteva con me di piccole cose. Mi ricordo che una volta gli chiesi: “Perché fai alzare tutti così presto? Se tu vuoi alzarti fallo pure, ma perché li fai alzare tutti così presto? Per me va bene, ma perché lo fai fare a tutti?”

(Lui rispose:) “Dovremmo far alzare tutti. Stiamo attraversando una crisi. Dobbiamo combattere contro gli inglesi e ottenere l’indipendenza. Se il popolo è letargico, come potremo riuscirci? Dobbiamo essere disciplinati, dobbiamo avere disciplina  e andrà tutto bene.” Allora gli dissi che dobbiamo avere disciplina interiore, così si rese conto che ero una persona saggia. Mi voleva bene e mi rispettava in un modo molto paterno. Discuteva con me di varie cose, mi impressionava in molti modi. Aveva in sé il senso dell’integrità. Era assolutamente onesto con se stesso. Era una cosa che apprezzavo. Non ingannava mai se stesso. Questo era il suo aspetto principale. Era molto integro riguardo alle questioni di denaro e tutto il resto. Faceva ciò che diceva, criticava se stesso.

Ma per lui in quel momento il problema non era la realizzazione. Una volta raggiunta l’indipendenza, invece, ci saremmo dedicati alla realizzazione, era quella la questione principale. Invece, ottenuta l’indipendenza, abbiamo avuto il problema della partition (separazione del Pakistan dall’India). Tutta l’attenzione si spostò sulle cose sbagliate. Abbiamo dovuto risolvere questo problema, nessuno in quel periodo pensava alla realizzazione. Doveva essere così.

Domanda: Quanto pensa che il Mahatma Gandhi abbia influenzato il modo in cui si è sviluppato il Suo Sahaja Yoga, il Suo modo di pensare attuale, magari la Sua tecnica?

Shri Mataji: Non era questione di influenza, perché è un altro regno quello di cui sto parlando. Sahaja Yoga vi porta in un altro regno, dove non esistono questi problemi. I problemi vengono risolti grazie al Potere divino, non con i poteri umani. Il Potere divino è lì, e (i problemi) vengono risolti in modo così semplice che non c’è bisogno di usare i poteri umani. Il suo contributo principale (di Gandhi), penso, fu di stabilizzare un equilibrio nelle persone. L’equilibrio nelle persone è stata la cosa fondamentale. Renderle più indiane, sradicare tutta la mentalità di schiavi che si era insinuata in noi, facendoci trascurare noi stessi. C’erano tutte queste cose.

Il regno in cui ero io era diverso dal suo, quindi non si trattava di una questione di influenzaDirei però che c’è stata un’influenza in certe cose. Ad esempio, la mia scelta di preghiere diverse. Gliele dissi in base ai diversi centri (chakra) dentro di noi. Gli dissi: “Fai prima questa, poi quest’altra…” Lui rispose: “D’accordo, buon’idea,” e le modificò. Fu fatto in modo così semplice e silenzioso che nessuno si accorse che avessimo un legame per queste cose, né lui mi chiese mai dello Spirito, né ha mai meditato. Non meditava perché non era realizzato. A quell’epoca non era un’anima realizzata. La sua attenzione era soprattutto su questo; rinascerà e sarà realizzato.

Nascerà realizzato perché era molto, molto grande. Era una Grande Anima, senza alcun dubbio, un essere umano molto grande. Ma la realizzazione è molto diversa. È un altro regno in cui entrano gli esseri umani. La sua meditazione consisteva nel ponderare le cose, guidare se stessi, ma non era il tipo di meditazione in cui si diventa consapevoli senza pensieri. È una dimensione diversa di consapevolezza.

Domanda: È dunque questo il significato di realizzazione del Sé, ciò che Lei intende per anima realizzata?

Shri Mataji: Sì. ‘Realizzazione del Sé’ significa il momento in cui il Sé, di cui si parla in tutte le scritture, inizia a manifestarsi nella nostra mente cosciente, cioè il momento in cui ne diventiamo consapevoli. A questo punto, il nostro sistema nervoso centrale inizia a registrare il potere del nostro Spirito, del Sé, e noi iniziamo a percepire le vibrazioni dello Spirito, simili ad una brezza, definita nella Bibbia come la brezza fresca dello Spirito Santo.

Domanda: Sta dicendo quindi che quando una persona è realizzata ha delle percezioni fisiche vere e proprie?

Shri Mataji: Sì, riesce a percepire l’energia che sta scorrendo in lei. Non solo fluisce in tutto il suo corpo, ma avviene anche una vera trasformazione. Non si tratta di fare lezioni o di qualche lavaggio del cervello. (Questa persona) entra veramente nella coscienza collettiva, vale a dire che nella sua consapevolezza inizia a percepire i centri di un’altra persona e anche i propri, così può iniziare a correggerli.

(tratto da: Intervista Radiofonica, Hong Kong, 1992)

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